Ultimo Aggiornamento
Homepage | Mappa | Contatti | Faq | Modifica i tuoi dati | Cookie Policy
Negli ultimi tempi, si è sviluppato anche in Italia il dibattito politico e culturale sull’introduzione dei pacs (patti civili di solidarietà) nel nostro ordinamento. Contratti tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso che hanno optato per una convivenza di fatto, i Pacs consentono di beneficiare di alcune tutele giuridiche ed economiche simili a quelle stabilite tra coniugi.
Secondo i più recenti dati Istat sono 555mila le unioni more uxorio, un numero che è raddoppiato in dieci anni, mentre negli ultimi 20 anni le unioni libere sono passate dall’1,3% al 3,9%.
Sempre secondo l’Istat, sono 1.200 le famiglie i cui conviventi appartengono allo stesso sesso. Si tratta di nuclei che non necessariamente hanno legami affettivo-sessuali ma che comprendono, ad esempio, coppie di donne anziane o di studenti fuori sede.
Il dibattito sulle unioni di fatto risente delle spinte provenienti da alcuni Paesi dell’Unione Europea, come ad esempio Danimarca, Olanda e Germania che hanno introdotto legislazioni specifiche dirette a regolamentare la condizione giuridica delle coppie di fatto. Da diversi anni, inoltre,il Parlamento europeo approva risoluzioni che invitano i vari Stati membri a regolamentare le unioni di fatto.
L’esperienza giuridica italiana, invece, vede riconosciuta alla famiglia di fatto, per via giurisprudenziale, una limitata efficacia in alcuni settori specifici, come nella materia della locazione, o in ambito tributario e assistenziale.
Se questa è la situazione a livello nazionale, a livello locale sono state adottate delle soluzioni alternative per ottenere qualche forma di riconoscimento del fenomeno.
Tra queste assumono rilievo quelle dirette all’istituzione dei cosiddetti registri comunali delle unioni civili, la cui stagione maggiormente prolifica è inquadrabile nella seconda metà degli anni ’90. È in quegli anni che risultano adottate, sotto la spinta del Comune di Empoli (primo comune in Italia che con due successive delibere ha predisposto un regolamento comunale sulle unioni civili), una serie di iniziative simili che non trova, poi, analogo sviluppo nel periodo più recente.
Da sottolineare, inoltre, che la maggior parte delle delibere comunali istitutive dei registri delle unioni civili è stata approvata nel Nord e Centro Italia, mentre solo di recente i Comuni del Sud hanno votato o presentato proposte in tal senso. D’altro canto, la gran parte delle deliberazioni dirette a istituire i registri delle unioni civili non ha avuto alcun seguito a causa della mancata istituzione del registro di queste stesse unioni o dell’annullamento da parte dei comitati regionali di controllo delle relative deliberazioni comunali. Del resto, risulta molto scarso il numero delle coppie che si sono iscritte nei registri comunali esistenti. Infine, sotto il profilo amministrativo,la legislazione vigente attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di stato civile e di anagrafe, precludendo agli Enti locali la possibilità di dettare una disciplina concorrente e/o integrativa di quella relativa alle suddette materie.

Audizione in commissione Giustizia del Senato (gennaio 2015) >>>
Nota sui Registri comunale (febbraio2014)  >>>
Le Unioni di fatto Regione per Regione (ottobre2006)  >>>

Il documento del Forum: "Sì alla famiglia, la vera priorità sociale"
javodv