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L'aumento dell'Iva riduce i consumi e quindi anche le entrate fiscali. Insomma è come un gatto che si morde la coda. L'avevamo detto all'ex ministro Tremonti e al presidente Monti. Non ci hanno dato retta ed ora si sorprendono di un risultato - scontato - che rischia di vanificare la manovra anticrisi. Oggi come allora lo ripetiamo: date fiducia e risorse alle famiglie e l'economia si rimeterà in moto.
Una riflessione del presidente Belletti



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Due le manovre fiscali del 2011: la prima ha programmato la stangata per le famiglie.
La seconda ci mette il timbro. (5set2011)

È partita in Parlamento la discussione sulla manovra fiscale bis proposta dal governo. Per evitare la “stangata” sulle famiglie con figli e per far ripartire il Paese, due proposte: revisione dell’ISEE e introduzione del FattoreFamiglia


1. La situazione: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri.

La manovra fiscale, o meglio le manovre fiscali (la prima già approvata in luglio, la seconda discussa in agosto e oggi in Parlamento), colpiscono in modo particolare la famiglia con figli, sia in maniera diretta, con il taglio delle detrazioni per figli a carico, sia in maniera indiretta con l’inevitabile aumento del costo dei servizi alle famiglie (asili, scuole, mense scolastiche, trasporti, …) causati dalla progressiva riduzione dei trasferimenti dello Stato a Regioni e Comuni.
Le famiglie con figli quindi pagheranno più degli altri il costo della manovra finanziaria proposta dal governo ed in discussione ora al Parlamento. Infatti:
1) Chi non ha figli non usufruisce né di detrazioni per figli a carico né tantomeno dei servizi di nido, scuola ed altro, tutte voci sotto la minaccia della scure dei tagli. Chi paga le manovre principalmente non saranno le famiglie in senso generale, o i single, ma le famiglie con figli.
2) Anche il ventilato aumento dell’Iva penalizzerebbe di più le famiglie con figli: un punto percentuale in più di Iva causerebbe un aumento di spesa mensile pari a 17,05 euro per un nucleo composto da una persona sola con meno di 35 anni, mentre una famiglia composta da un coppia con 3 figli e più pagherebbe ben 29,75 euro (dati Sole24Ore lunedì 29 agosto 2011): quasi il doppio di costi in più, mentre ci si aspetterebbe che proprio chi ha figli da accudire venga sostenuto, anziché penalizzato.
3) L’Istat (luglio 2011) segnala che l’11% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà relativa, ma se consideriamo le famiglie con 3 o più figli minori questa quota sale al 30,5%. Inoltre il 4,6% del totale delle famiglie vive sotto la soglia di povertà assoluta, ma se consideriamo le famiglie con 3 o più figli minori questa quota sale all’11,9%. Le famiglie povere sono tante (e in crescita, nel nostro Paese), ma avere 3 figli significa essere a grave rischio di povertà. La manovra, così come articolata, aumenterebbe di almeno 2 punti la percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà sia relativa che assoluta, con l’impoverimento di circa un milione di famiglie. È questo il vero dramma, in un Paese che pretende di sedere al G8, che nessun politico o giornalista ha fin qui messo sufficientemente in luce.
4) Sul versante opposto, dai dati della Banca d’Italia (2010) emerge che il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Inoltre in Italia i grandi patrimoni sono i meno tassati d’Europa. Ma in momenti di crisi e difficoltà economiche è giusto che chi può dare di più, dia.
2. Che fare? revisione dell’Isee e riduzione della pressione fiscale per le famiglie con figli

2. Cosa fare allora?


Bisogna innanzitutto spostare l’asse del carico fiscale alleggerendo in modo sostanziale le famiglie con figli: chi non ha carichi familiari può permettersi dei sacrifici che chi ha figli non può più sopportare.
Per questo, il Forum propone due interventi di riequilibrio, da eseguire subito, contestualmente alla manovra.
1. La riforma dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) per consentire un costo dei servizi locali alla famiglia distribuito in maniera più equa rispetto ai carichi familiari, insieme alla riduzione drastica delle situazioni di elusione e false dichiarazioni;
2. L’introduzione immediata del FattoreFamiglia nell’imposizione fiscale generale e nelle addizionali Irpef regionali e comunali, almeno nel primo gradino di applicazione (visto che è possibile la sua introduzione graduale).
Il primo intervento consentirebbe alle famiglie con figli di “assorbire” meglio l’inevitabile aumento del costo dei servizi locali; il secondo, alleggerendo il loro carico fiscale, rilancia i consumi, rimette in movimento l’economia e si configura come un vero e proprio intervento per lo sviluppo.
Così finalmente la manovra saprebbe rispondere efficacemente a quello che ci chiede la Commissione Europea: «Nell’analizzare i contenuti della manovra italiana, la Commissione europea dedicherà particolare attenzione alle misure strutturali destinate ad agevolare e sostenere la crescita per verificare che esse rispettino i parametri fissati nelle raccomandazioni rivolte dall'UE all'Italia lo scorso giugno. Gli interventi a sostegno della crescita rivestono un'importanza ancora maggiore adesso poiché l'Italia, già sotto la media europea negli ultimi anni in termini di aumento del Pil, nei prossimi mesi subirà, come gli altri partner, gli effetti del rallentamento dell'economia internazionale».
Entrambi gli interventi sono ben noti: la revisione dell’Isee è stata più volte richiesta ed annunciata dal Governo come imminente; il Fattore Famiglia è già inserito nel Piano per le politiche familiari presentato al governo dal sottosegretariato alla Famiglia, Giovanardi, come principale intervento da attuare.

3. Dove prendere le risorse

Le strade per finanziare la manovra possono e devono essere molteplici. Oltre che alla decisa intensificazione della lotta all’evasione fiscale, almeno due interventi sono da subito possibili ed urgenti.
Il primo è la riduzione drastica ed immediata dei costi della politica nonché una profonda razionalizzazione della spesa della pubblica amministrazione, ben al di là di quanto finora timidamente proposto; anche questa è una richiesta esplicita della Commissione, oltre che un obbligo morale per questa classe politica.
Il secondo è responsabilizzare quel 10% di persone che detiene il 45% delle ricchezze del nostro Paese, chiedendo finalmente un contributo al bene comune. Tanti “ricchi”, soprattutto in altri Paesi, ma anche in Italia, si sono dichiarati disponibili a fare la loro parte. Prendiamoli in parola con delle opportune “patrimoniali” o con misure analoghe, che trasformino la loro nobile dichiarazione in un atto concreto di solidarietà.

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