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INFFRA


Progetto finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali,
Legge 383/2000, lettera F), Annualità 2011
il progetto
 

È un “cantiere aperto”, quello lasciato dal seminario conclusivo del Progetto Inffra: Intergenerazionalità, famiglia e fragilità, che si è tenuto il 18 giugno scorso presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma. Lo ha spiegato Francesco Belletti, presidente del Forum.
In apertura dei lavori, il preside dell’Istituto Giovanni Paolo II, monsignor Livio Melina, ha messo in guardia dalle “minacce alla società” di “una marginalizzazione che privatizza la famiglia”, resa “incapace di generare capitale sociale”, e di “una sua “mutazione genetica” che ne deforma “le relazioni costitutive in chiave individualista e utilitarista”. La famiglia, invece, “è principio che rigenera la società”, soprattutto “quando si associa in reti di solidarietà e matura come soggetto civile”.
Al centro del progetto, finanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il legame tra generazioni e fragilità: “Pensare per generazioni consente la costruzione del futuro del Paese”, sostiene Belletti; per questo, “ripartire dalla famiglia, primo e più importante generatore di solidarietà tra generazioni, si può e si deve” perché “i sistemi relazionali familiari” costituiscono una risorsa formidabile “di fronte alle fragilità” di tante famiglie. Diversi gli spunti proposti dal presidente del Forum. “Affrontare seriamente il nodo della conciliazione famiglia-lavoro - uno fra i tanti - consentirebbe di contemperare compiti di cura ed esperienza lavorativa, questione che in altri Paesi europei è stata risolta in modo family friendly mentre in Italia trova ancora un’incomprensibile resistenza ideologica”.
Quattordici interviste a referenti di associazioni, forum regionali ed esponenti delle istituzioni, costituiscono il punto centrale della ricerca frutto del progetto, spiega la responsabile di progetto Francesca Maci. “Diversi - precisa - i dati emersi, ma il processo attivato dall’indagine è ancora in divenire”. “Intergenerazionalità” come “relazione trasversale” è la principale percezione tra gli intervistati. Molto concrete le proposte operative per il futuro: cura di giardini e orti condivisa tra anziani e giovani; spazi per bambini e giovani gestiti da anziani; promozione di un’azione solidale di professionisti in pensione che offrano prestazioni gratuite; funzione dei nonni nella conciliazione tempi lavoro-famiglia e di sostegno dei genitori nei momenti critici della vita dei figli adulti. Ma anche co-housing familiare, accompagnamento nei consultori di mamme anziane a giovani mamme sole. Al Forum, prosegue Maci, “viene chiesto di promuovere la sussidiarietà interna” e “custodire il valore della famiglia”.
Non solo giovani e/o anziani; occorre “farsi carico anche della generazione di mezzo: se salta non sarà più in grado di fare fronte ai suoi compiti di responsabilità e cura”, avverte Elena Marta, docente di psicologia sociale alla Cattolica di Milano. È proprio questa generazione “a vivere drammaticamente il pensiero di non poter garantire ai figli i benefici di cui ha goduto, e a vergognarsi di chiedere aiuto”. Una “fragilità invisibile per la quale non sono previsti servizi” e che rischia di far “saltare” anche famiglie considerate “normali” Concorda Pietro Boffi (Cisf) sottolineando “i pesi gravosissimi” cui “andrà incontro la generazione di mezzo”. Da Marta anche l’invito a recuperare “nella famiglia e soprattutto nella società il compito generativo”. Quanto ai giovani, non bisogna “considerarli una categoria protetta”; occorre “pensare per generazioni mantenendo il dialogo reciproco nel rispetto tra le differenze” all’insegna di tre verbi: generare, curare, lasciar andare.
Per Cristiano Gori, direttore della rivista Welfare oggi, occorre “ricostruire un discorso pubblico tra generazioni; è più efficace parlare di generazioni che di famiglia”. “Tra gli interventi concreti – suggerisce - un’area su cui puntare è la casa, grosso punto di snodo dell’attuale fase storica”.
“Mi ha impressionato - conclude Belletti - la riflessione culturale già operativamente spendibile emersa oggi”. “Il passaggio dal familiare al sociale è per noi compito di rappresentanza politica di fronte alle istituzioni; compito educativo e di accompagnamento di fronte alle famiglie”.


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